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Brahmacharya, vivere il Divino.

Se un lago alimenta troppi fiumi, si prosciuga rapidamente. Allo stesso modo, se l’energia del cuore nutre innumerevoli rivoli di desideri, alla fine si esaurisce anche la capacità di sentire. Più si frenano i sensi e si impara a vivere nella pace del proprio Sè interiore, più ci si trova radiosi di felicità, di buona salute e di uno splendido senso di libertà e benessere.”

Da “Affermazioni per l’autoguarigione” di Swami Kriyananda

L’autocontrollo, la pratica di Brahmacharya, il quarto Yama, ossia le cinque regole di condotta che suggeriscono di astenersi da certi comportamenti, si attua attraverso la forza di volontà, focalizzati sulla giusta intenzione, consapevoli che il controllo dei sensi rende radiosi di felicità e pace, conservando energia che altrimenti, se dispersa, comporta una perdita di consapevolezza. Per praticare Brahmacharya al meglio, rendendo rinuncia e controllo più agevoli, occorre crescere nella certezza che abbiamo già tutto a disposizione, siamo già completi, e che nulla manca, di modo che i desideri acquistano un altro significato.

Non può esistere un vero senso di pace e di libertà se la liberazione dalle tensioni è accompagnata da una dispersione di energia. Non si può trovare l’appagamento in uno stato di incoscienza; la pace non è uno stato in cui si rimane incapaci di entusiasmo. Il livello di consapevolezza di una persona dipende interamente dalla quantità e dalla direzione del flusso di energia interiore. Due requisiti primari per godersi pienamente la vita sono conservare l’energia interiore e dirigerla verso l’alto, al cervello.”

Da “Raja Yoga” di Swami Kriyananda

Nutrire i nostri corpi sottili sottili è la via della liberazione e dello sviluppo spirituale, e ciò avviene conservando energia, sublimandola, portandola in alto, stimolando la coscienza a dimorare a livello più alto, coltivando la presenza interiore, il ricordo di sé, ma anche evitando di identificarsi con le emozioni più basse.

Il brahmacharya è purezza nel pensiero, nella parola e nelle azioni. Il brahmacharya è celibato e continenza. Brahmacharya non significa solo il controllo dell’organo della riproduzione, ma anche il controllo di tutti gli altri sensi nel pensiero, nelle parole e nelle azioni”.

Dal web : “Suryanamaskara, per una rivoluzione interiore”

Praticare Brahmacharya non è solo controllare l’energia e le pulsioni sessuali, ma anche mantenere puri pensieri, parole ed azioni, mantenendo così l’energia, stimolando la coscienza ad elevarsi, vivendo ad un livello più elevato.

Il senso letterario di Brahmacharya è il celibato: ‘Brahma’ significa infinità, ‘charya’ significa muoversi nell’infinità riconoscendone la vastità. ..assume un significato più ampio, cioè muoversi nella vita non solo come corpo fisico, bensì come ‘spazio’ e in questo ritroviamo un tipo di energia affine al celibato, dove non cerchiamo la fisicità, ma dove stiamo progredendo in altri aspetti della nostra vita. Gli antichi rishi dividevano la vita in quattro parti di cui i primi venti anni erano rivolti ad acquisire la conoscenza e questo è quanto veniva indicato come Brahmacharya. L’essenza di brahmacharya è la dedizione a ciò che stai facendo senza rincorrere il piacere, poiché questo rende infatti impossibile acquisire la conoscenza. Durante questo periodo della vita i fanciulli e i ragazzi seguivano una stretta disciplina che comprendeva oltre allo studio, la devozione, le pratiche di purificazione e il celibato. Il celibato era inteso necessario per non far disperdere le proprie energie e potersi dunque dedicare allo studio, alla vita spirituale, alla crescita individuale e alla conoscenza di sé. Brahmacharya dunque è anche sinonimo di restrizione, astinenza o armonizzazione delle relazioni interpersonali e negli Yogasutra di Patanjali troviamo come definizione «vivere in Dio»: percepire l’essenza divina in ogni esperienza e trasformare ogni nostra azione in un momento sacro. Questo dona all’esistenza un significato pieno e ci spinge a relazionarci con la vita secondo un diverso punto di vista”.

Dal web: Atuttoyoga.it

Nella tradizione indiana, la vita umana era divisa in quattro fasi, Ashram, il primo dei quali era proprio definito Brahmacharya, nel quali ci si dedicava all’autocontrollo ed alla conoscenza. Mentre negli Yoga Sutra di Patanjali, indicato come quarto Yama, assume il significato di astinenza, di restrizione, di continenza, riferito ai sensi, con l’intento di incentrarsi sulla percezione dell’essenza divina e riconoscerla in ogni aspetto della vita individuale, vivendo la vita da un punto di vista differente.

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