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Discernimento, riconosco la Verità.

La qualità del Discernimento ci permette di riconoscere la Verità. Così come il setaccio ci permette di dividere il grano dalla pula (Mt 3,12), così il Discernimento consente chiarezza riconoscendo il vero dal falso, il Divino dal suo opposto.

Il Discernimento ha a che fare dunque con la presenza, con l’attenzione e concentrazione, con l’ascolto, con la saggezza. Esso non è altro che gli opportuni filtri per ritrovare la Verità e perseguirla.

Nella Bhagavad Gita l’introspezione dotata di discernimento è impersonata da Sanjaya (colui che ha conquistato sé stesso), che significa osservare se stessi da testimone senza giudizi; dunque l’introspezione è una parte dell’intuizione che permette alla coscienza di osservare i suoi stessi pensieri, mantenendo il sentimento del cuore calmo e limpido. Così ognuno dovrebbe chiedersi come si sviluppa la propria battaglia interiore che è rivolta alla realizzazione del Sé, analizzando le proprie azioni e valutando chi sta prevalendo tra le tendenze buone e cattive, tra quelle vere e quelle false.

Discernimento è così un’autoanalisi con distacco, affinchè ci si renda conto della direzione che stiamo seguendo chiedendoci: ciò che sto scegliendo o vivendo, mi avvicina o mi allontana dalla Verità, da Dio?

E per coltivare ciò, serve Presenza. Seneca diceva che per essere felici occorre dimenticare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un male passato. Del resto vivere il presente è l’unico modo per creare la propria felicità. Perché se è vero che il passato non lo possiamo cambiare (anzi non avrebbe senso visto che ci obbliga ad imparare le lezioni necessarie alla nostra anima), solo nel presente possiamo scegliere di fare qualcosa di diverso ora affinché il passato non abbia più influenza su di sé, stimolando a cambiare strada, creando un futuro migliore e indirizzato alla Verità, unica ricetta adatta a ritrovare benessere, felicità, gioia.

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