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Felicità, il Sorriso nel buio.

Il miglior catalizzatore di attenzione e di risveglio è il Sorriso.

Il Sorriso crea immediata empatia.

In realtà non c’è, nel qui e ora, motivo sufficiente per impedire il sorriso, soprattutto quando non c’è un reale motivo per essere tristi.

Occorre un certo impegno per cercare di sorridere, così come lo richiede la ricerca interiore di sentimenti ed emozioni elevate e superiori. Ricordiamoci che scivolare nelle emozioni basse è semplice, non richiede energia, avviene spontaneamente ed inconsapevolmente.

Occorre presenza, volontà, consapevolezza, anche per appiccarsi un bel sorriso sul viso.

Occorre inoltre ricordare che il sorriso crea vibrazioni analoghe, così come il positivo crea il positivo. Diviene così chiaro e scontato che sorridendo si crea una realtà luminosa anche nelle giornate più buie e scure.

Il sorriso è anche uno strumento comunicativo di grande valore: permette di ricordare agli altri che è possibile gioire anche senza motivo, e che la gioia che abbiamo nel cuore è sempre a nostra disposizione.

Quando sorridiamo entriamo in comunicazione attraverso il cuore, tocchiamo il cuore degli altri, generiamo connessione ed empatia, ci predisponiamo all’ascolto ed alla condivisione, viviamo l’autenticità, la verità, ci poniamo sullo stesso livello che crea tutt’uno e unione.

Dalla contentezza (scaturisce) (conduce) la felicità suprema.

da “Yoga Sutra” di Patanjali (II,42)

Dal sorriso si manifesta Santosha, la contentezza, la virtù suprema, che consiste nel vivere pienamente il presente con tutto ciò che ci dona, liberi da ogni aspettativa o preferenza, completamente appagati, consapevoli della Verità oltre l’illusione e l’ignoranza.

La contentezza è la porta di accesso verso uno stato ancora più elevato, supremo, di felicità, uno stato in cui la mente è pura, senza più ostacoli, fornendo le possibilità di identificarsi con lo Spirito Creatore.

Santosha aiuta a liberarsi dal giogo della mente, che tende a volere sempre di più, e sottopone la felicità ad ulteriori ottenimenti, in una catena infinita di desideri che mai appaga.

Essa dunque significa contentezza, ossia apprezzare, accettare, valorizzare ed essere grati per ciò che abbiamo a disposizione.

Attraverso Santosha si può imparare ad accettare le cose così come sono, che tutto ciò che giunge a noi arriva perché ci appartiene, mostrando le nostre ombre, aiutandoci a compiere il prossimo passo nel cammino evolutivo e di riscoperta della Verità interiore.

Come praticare Santosha: significa apprezzare ciò che abbiamo e riconoscere come migliorare. Il traguardo individuale è quello di trasmutare la propria forma prendendo come esempio l’immagine di Dio.

Santosha è gioia su gioia, già appagato posso scegliere se provare ancora più gioia, crescendo, migliorando, facendo spazio al proprio sé, ancora più spazio, allo Spirito. Spirito e niente altro.

Come diceva Krishna nella Bhagavad Gita, meglio morire nel proprio Dharma, che stare nel hDarma di qualcun altro. Nel Dharma degli altri nn c’è crescita, mentre essere nel proprio Dharma è solo fonte di gioia infinita.

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