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Non Violenza come attitudine e stile di vita…

Dagli insegnamenti del Buddha:

Chi fa del male soffre in questo mondo e nell’altro. Chi fa del bene gioisce in questo mondo e nell’altro.

“Perché infliggere sofferenza agli altri, quando noi stessi cerchiamo di sfuggirla?”

Martin Luther King:

“La non violenza è la risposta ai cruciali problemi politici e morali del nostro tempo; la necessità per l’uomo di aver la meglio sull’oppressione e la violenza senza ricorrere all’oppressione e alla violenza.”

Mahatma Gandhi:

“Per me è sempre stato un mistero perché gli uomini si sentano onorati quando impongono delle umiliazioni a propri simili.”

Karl Marx:

Non è libero un popolo che ne opprime un altro.”

Da “l’albero dello Yoga” di B. K. S. Iyengar:

Ahimsa, non violenza, non solo nel significato restrittivo di non uccidere o di non violenza, ma in quello positivo e più ampio di amore che abbraccia tutto l’universo.

Da “Supercoscienza” di Swami Kriyananda:

Non violenza è ascoltare il silenzio interiore, ascoltare in modo così attento da percepire la violenza che eserciti sulla tua pace interiore quando porti danno a qualcuno, sia pure con il pensiero.

Da “Patanjali rivelato” di Swami Kriyananda:

Ahimsa, la non violenza, significa principalmente non sentire il desiderio di danneggiare alcuna creatura vivente, neppure un oggetto inanimato.

L’importante è non desiderare di danneggiare nessuno. Il vero peccato è desiderare di ferire, fare del male o causare sofferenza.

Perfino le parole possono ferire.

Insieme all’inoffensività troviamo la gentilezza, perchè quando cessiamo di voler fare del male agli altri, nel nostro cuore compare spontaneamente un sentimento di profonda benevolenza per tutti.

Da “Il cuore dello Yoga” di T.K.V. Desikachar:

Il primo modello di comportamento è chiamato ahimsā. La parola himsā significa ‘ingiustizia’ o ‘crudeltà’, haimsā è molto più dell’assenza di himsā che la a privativa suggerirebbe. L’ahimsā è molto più di non fare violenza. Significa gentilezza amicizia, amorevole considerazione per le persone e le cose. E’ una parola su cui dobbiamo riflettere. Non significa solo mangiare carne o pesce, o non offendere. Significa trattare gli altri con attenzione e considerazione e anche trattare con gentilezza se stessi. Se siamo vegetariani e ci troviamo in una situazione in cui l’unico cibo è la carne, dobbiamo morire di fame o mangiare quello che c’è?

Se in questa vita abbiamo ancora dei doveri ad esempio la responsabilità di una famiglia, non dobbiamo metterci in situazioni pericolose per noi o che presentino il rischio di impedirci di adempiere i nostri doveri. Quindi, nell’esempio precedente, la risposta è semplice: aggrapparci ciecamente ai nostri principi sarebbe arroganza, mancanza di considerazione per gli altri.

L’ahimsā si applica anche ai nostri doveri e responsabilità. Significa difenderci se la nostra vita è minacciata.

Adottare in ogni situazione un comportamento ponderato: questo è il senso dell’ahimsā.

Commento:

L’atteggiamento non violento fa parte della nostra natura, e si rivolge in primis verso noi stessi, e poi all’ambiente circostante. Verso il nostro essere esprime il riconoscere l’inestimabile valore attribuiamo al nostro essere, come espressione divina, ed al progetto di vita della nostra anima. Verso l’esterno riconosce il grado di corrispondenza e di unione con ciò che riconosciamo attorno come qualità divina. Che vantaggio può dare danneggiare noi stessi o ciò che ci circonda se siamo tutto e tutti Uno e Uno solo? Più comprendo come apparteniamo a Dio, e siamo già immersi in Lui, più il nostro atteggiamento diviene mansueto, docile, e colmo di amorevolezza e gentilezza.

Siamo già nel Divino, occorre solo ricordare di Esserlo.

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