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Viveka, il Discernimento

Dagli insegnamenti del Buddha:

Questo mondo è coperto di tenebre, pochi vi possono veder chiaro: raro è chi si alza in volo verso il cielo come un uccello sfuggito dalla rete.

Quell’uomo che è libero dalla credulità, che conosce l’increato, che ha spezzato tutti i legami, che ha cancellato tutte le tentazioni, che ha rinunciato a ogni speranza, costui è davvero il supremo tra gli uomini.

Affidati al messaggio del maestro, non alla sua personalità.

Affidati al senso, non alle parole.

Affidati al senso reale, non a quello temporaneo.

Affidati alla tua mente di saggezza, non a quella ordinaria che giudica.

Dagli insegnamenti di Lao Tsu

Un sadhaka è una persona con un acuto senso di discernimento. Egli, acutamente indaga, e separa il grano dalla paglia, separa la sostanza dalle apparenze esterne e superflue. Egli va all’essenza (Tattva), al di là di nome e forma.

Il Signore del Dharma, Yamaraja, insegna questo al giovane ricercatore Nachiketas: “Ad ogni passo si aprono due sentieri di fronte ad ogni anima individuale:

1 – preyo marga– quello che è piacevole, che attrae, illude ed è pronto a tentare ed a far perdere la propria via,

2 – shreyo marga– che può apparire duro all’inizio, ma al cui interno giace il più alto bene, quello che solleverà, accrescendo la spiritualità.”

Tutte le altre sadhana dipendono dal discernimento o Viveka. Senza discernimento, il distacco (Vairagya) non è possibile. Ci sarà solo una passeggera emozione. Solo attraverso un costante esercizio di discriminazione che Vairagya gradualmente diventa uno stato permanente dentro il proprio ego. Se possiamo cambiare il modo di pensare della mente esercitando costantemente Viveka allora, invece di diventare la nostra schiavitù o la rete in cui si è intrappolati, la mente diventa il più forte alleato.

Viveka è discernimento tra il permanente ed il passeggero, l’eterno e il non eterno, il Sé e il non-Sé, la Realtà e le apparenze. Ma nel corso del sentiero Yoga, un sadhaka deve discriminare tra quello che è favorevole e quello che non è favorevole alla sua Sadhana. Ma questo non è tutto, anche le cose non necessarie vanno considerate contrarie alla sadhana, in quanto sottraggono tempo prezioso alla sadhana stessa.

Noi dovremmo sempre cercare di sfruttare al massimo ogni momento della nostra vita, ogni secondo del nostro tempo. Perché questa è la sola cosa che abbiamo. Noi dobbiamo costantemente seminare nella nostra mente semi di nobili pensieri spirituali, di nobili sentimenti e positive intenzioni. Ogni deviazione dalla via principale è un ritardo nel raggiungimento dell’obiettivo. Lo yoga è il sentiero perfetto per conoscere e sperimentare la propria naturale essenza divina. Come yogi siate vigilanti, siate all’erta. Non permettete alla mente di ingannarvi e trascinarvi via dal compito principale, illudendovi. Come una veloce freccia, prendete una precisa direzione verso l’obiettivo, Questo è il segno del vero ricercatore come uno yogi. Mostratevi di essere questo, perché proprio in questo si trova il benessere più alto.

Se dirigi i tuoi sforzi solo verso ciò che è piacevole, allora ciò che è duro e doloroso ti colpirà; se usi il tuo corpo per ottenere solo ciò che è materiale, allora la vita ti distruggerà.

Gli uomini che si attengono alla Via, cambiano esternamente ma non internamente. Il cambiamento esterno è il mezzo con cui essi interagiscono con gli altri uomini; l’immutabilità interna è il mezzo con cui conservano se stessi.

Dunque, se hai un controllo interno stabile muovendoti con le cose, allora potrai evitare l’insuccesso in tutte le tue iniziative.

Ciò che è racchiuso tra cielo e terra, illuminato da sole e luna, bagnato da pioggia e rugiada e sostenuto dalla Via e dalla virtù, costituisce un’unica armonia.

Da “Raja Yoga” di Swami Kriyananda

Il Jnana Yoga è lo yoga della saggezza. La saggezza giunge dapprima attraverso la pratica di viveka (discernimento o discriminazione).

Discriminazione significa cercare in ogni cosa il cuore della realtà. Significa penetrare a livelli sempre più profondi di comprensione intuitiva.

Il senso di completezza è radicato nella realtà più profonda, poiché essa è l’Infinito stesso.

Neti, neti: né questo né quello. Guardando al di là di ogni successivo velo che nasconde la porta della Verità. Il gyana yogi giunge infine alla Verità stessa, spogliata di ogni apparenza superficiale.

Dalla “Baghavad Gita”:

(II, 70)

Trova la contentezza colui che, come il calmo oceano, assorbe in se stesso tutti i fiumi del desiderio.

(IV, 18)

Chi vede l’inazione nell’azione e l’azione nell’inazione è dotato di discriminazione ed è uno yogi. Egli ha realizzato lo scopo di tutte le azioni (ed è libero).

(IV, 42)

Perciò sorgi, o Bharata! Prendi rifugio nello yoga, recidendo con la spada della saggezza il dubbio, nato dall’ignoranza, che esiste nel tuo cuore circa il Sè.

Commento

Discernimento è scegliere, vedere, scorgere, ciò che è vero da ciò che non lo è. Il punto è sempre la ricerca della Verità, ossia ricercare sé stessi. La ricerca di sé è la ricerca spirituale, e discernere in ciò che ci circonda ciò che ci eleva da ciò che non lo fa, è l’essenza di tale ricerca. Ciò che sto vivendo mi avvicina o mi allontana dal traguardo del cammino intrapreso? Mi avvicina o mi allontana da me stesso? In questi termini sarebbe semplice compiere tale scelta, anche se no si è fatto i conti con Maya, il velo che copre e maschera la Verità, confondendo, depistando, rallentando ogni tentativo di scelta e di comprensione.

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