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“Dal risentimento alla compassione” Episodio 08 – 160725

E rieccoci assieme in questo nuovo appuntamento, in questo episodio, il cui titolo parla di risentimento e di compassione. Sono due realtà che sicuramente ognuno di noi ha vissuto in qualche maniera, più intensamente o meno, più profondamente o meno, nella propria esistenza. E questo passaggio che ci viene suggerito dal titolo è sicuramente qualcosa di importante che ci stiamo chiedendo o comunque, che vogliamo prendere in considerazione. Alla base di tutto questo però vi è la consapevolezza, la consapevolezza di vivere questi valori. In particolare se voglio muovermi partendo dal risentimento ne devo essere consapevole, devo sentirlo in me, devo riconoscerlo, magari anche localizzarlo dentro di noi e non semplicemente viverlo in maniera reattiva con tutto quello che ne consegue, anche non viverlo e reprimerlo può essere una scelta inconscia che anche essa produce dei risultati e degli effetti soprattutto.

Quindi partiamo dal prendere consapevolezza che in noi risiede questo risentimento che può avere una causa certa oppure ignota ma che evidentemente è presente in noi e così prima che ci scoppi il fegato è meglio prenderne coscienza al cento per cento. Sicuramente vivere il risentimento produce in noi altri effetti spiacevoli, può condizionare il nostro stato d’animo, può accentuare gli stati d’ansia, può ad esempio stimolare stati di tristezza. Questi sono alcuni dei possibili effetti che il risentimento in noi produce e passare alla compassione, che è un sentimento completamente opposto, un sentimento inclusivo; un sentimento che vuole riconoscere le reali dinamiche che accadono attorno a noi ed accoglierle completamente. Ha a che fare con il perdono, ha a che fare con il lasciare che le cose siano esattamente come sono, ha a che fare con l’amore incondizionato, cioè amare senza limiti tutto ciò che ci riguarda direttamente o indirettamente. A volte, quindi, di fronte a questa realtà, a questa enorme differenza sembra quasi impossibile l’idea di poter fare questo passaggio, ma in realtà è solo una questione di crescere nella consapevolezza.

Bene, quando abbiamo preso in considerazione il risentimento come qualcosa che ci sta accompagnando e ci sta anche condizionando e ne abbiamo più o meno inquadrato le cause, la nostra coscienza in quel momento è un po’ come se andasse a cercare il colpevole, colui o colei o la situazione che ha generato sofferenze in me e quindi, come se si volesse accusare e combattere contro ciò che ha creato in noi questa sofferenza. Questo primo step ci aiuta a contestualizzare tutto, ma per muoverci verso la compassione dobbiamo ampliare la visuale, cambiare un po’ il punto d’osservazione e prenderci la responsabilità di essere i protagonisti della nostra vita.

Nel bene e nel male ciò che accade nella nostra vita dipende da noi. Ecco, prendere sempre più consapevolezza è un passo ulteriore verso la compassione e quando cominciamo a renderci conto che veramente ciò che ci accade dipende dall’energia che mettiamo nelle nostre azioni, nei nostri pensieri, allora le cose cominciano a cambiare. Mi rendo conto che ciò che accade attorno a me è specularmente ed esattamente ciò che accade dentro di me; e questa corrispondenza tra ciò che sono dentro e ciò che accade fuori è un po’ la chiave di volta per cambiare completamente la prospettiva rispetto a quello che sta accadendo. Così, i fatti accaduti cominciano a perdere importanza, a disinnescarsi, perché ci si rende conto che li abbiamo creati noi in qualche modo, sicuramente inconsapevolmente. Il prossimo passo è prendere coscienza che ciò che ho vissuto sta contribuendo alla mia crescita, la sofferenza che ho vissuto e che sto vivendo magari ancora è propedeutica a fare un salto quantico ossia a crescere, a trasformarmi, a rendermi non solo più consapevole ma anche più sveglio, più presente ma soprattutto più riconoscente. Perché quando mi rendo conto che la sofferenza che ho vissuto in realtà mi sta donando un valore aggiunto, di grande importanza, allora arriva il momento di ringraziare, di ringraziare colei o colui o la situazione che mi ha generato tutto questo. Qui siamo ad un passo dalla compassione, stiamo prendendo coscienza che ciò che genera o ha generato questa sofferenza in realtà è un mio strumento e attraverso questo strumento sto crescendo, migliorando, mi sto evolvendo, sto trovando nuove parti di me, che avevo dimenticato, di cui non ne conoscevo la profondità, il valore. Sto prendendo coscienza sempre di più di ciò che sono in realtà. Così il cuore si apre. Sappiamo che l’amore è inclusivo ed attira ciò che ama a sé, ed attraverso la compassione riesco a riconoscere nell’altro, a 360 gradi, le difficoltà, le sofferenze, i dolori che hanno poi generato i miei attraverso le sue errate azioni. In poche parole, nell’altro riconosco me stesso, nell’altro riconosco le mie difficoltà e ciò che l’altro mi sta specchiando è proprio questo. Rivedendo nell’altro me stesso non c’è più differenza, siamo la stessa cosa, abbiamo la stessa luce interiormente, negli occhi c’è la stessa scintilla. Quando si giunge a ciò le separazioni scompaiono e tutto ciò che aveva generato la sofferenza all’inizio è come se si svuotasse, sgonfiasse come un soffione che ricevendo un alito di vento si sfalda in tanti piccoli, in tante piccole parti che volano via. Nell’altro c’è sempre me stesso e quindi quando prendiamo consapevolezza di portare nel cuore queste sensazioni di astio, di risentimento, di rabbia verso qualcosa che ci ha generato sofferenza fermiamoci, ascoltiamoci, meditiamo su quello che sta accadendo e ricordiamoci che nell’altro troviamo sempre una piccola parte di noi stessi. Gli altri ci stanno insegnando e ricordando ciò e chi siamo in realtà. E’ davvero un peccato se continuiamo a perdere l’occasione di riconoscerci negli altri e di sentirci tutti una grande anima.

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