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“Fiducia in Sé stessi” Episodio 15 – 121025

Ed eccoci. Nuovo appuntamento con le nostre Condivisioni ed Ispirazioni. Oggi domenica 12 ottobre. Vorrei condividere con voi riguardo il tema della fiducia in se stessi, quella fiducia che spesso viene meno, facendo dubitare del nostro valore, facendo scendere il nostro grado di autostima: per ritrovare, migliorare questa fiducia dobbiamo necessariamente lasciare da parte un po’ la nostra parte egoica e scendere dentro noi stessi per riprendere contatto con il nostro Sé interiore.

La riscoperta della fiducia parte proprio da lì, dal riconoscere il Sé interiore, viverlo, riconoscere sé stessi e vivendo partendo dal proprio centro, e non più dalla superficie. Ritrovare fiducia significa riconoscere la Verità dentro di sé e iniziare a vivere seguendo questa Verità. Ritrovare fiducia significa anche riscoprire la presenza divina dentro di sé e tutte le sue qualità, tra cui principalmente la sua perfezione, la sua infallibilità. Ritrovare fiducia significa vivere nella fede e nella certezza che se viviamo su quel livello, in quella profondità, in quel tipo di consapevolezza, tutto procederà nel migliore dei modi, sapendo che il migliore dei modi non è altro che accogliere ciò che accade come perfezione, indipendentemente da come ci può apparire. Siamo consapevoli che ciò che accade è coerente ed in linea con il nostro percorso.

Quindi fiducia in sé stessi è proprio riscoprire questa connessione con il Sé interiore. Fiducia in sé stessi quindi su questo livello ci permette di non considerare più le nostre qualità individuali, che hanno un carattere comunque relativo, limitato, ma basarsi di più su ciò che in realtà li ha generati, ricordandoci sempre che le qualità che esprimiamo sono sempre il riflesso di quella realtà interiore, senza la quale non potrebbero esserci.

E quindi nel riscoprire queste dimensioni stiamo letteralmente adottando un cambio di prospettiva. Iniziamo, come dicevamo poco fa, a vivere dal centro, dove la parola chiave è certezza; non vi è più cambiamento, mutabilità, variabilità, ma vi è certezza e quindi radici molto profonde e stabili. Vivere nel centro ci permette quindi di allinearci in maniera migliore al divino, alla sua presenza dentro di noi, tanto da abituarci e sentirla sempre di più, così che la nostra fede continua a crescere, fede che è certezza, la certezza di ciò che è presente in noi. Questa presenza la possiamo percepire attraverso l’indagine, ossia nel porci in ascolto, nell’indagare in quel silenzio che troviamo dentro di noi, al di là delle fluttuazioni del nostro cuore, inteso come emozioni, al di là delle fluttuazioni dei nostri pensieri e della nostra mente.

Ecco, queste due parti di noi, la mente e il cuore, possono in questo ambito essere un ostacolo, ma vediamo meglio. Se stiamo nella mente, nel pensiero, siamo nella limitazione. Quante volte ci siamo accorti che vivendo o precorrendo delle situazioni attraverso la mente ci stavamo, come dire, immergendo nelle preoccupazioni, nel timore, nell’ansia. Quante volte poi quella situazione, quando l’abbiamo vissuta, era completamente diversa e molte volte più semplice di quello che ci immaginavamo. Ecco, questo è il modo in cui la nostra mente ci limita. La mente ci continua a mantenere nella dualità, ci fa fluttuare, ci blocca, ma soprattutto la mente non può comprendere realtà più sottili, più spirituali, diciamo. La mente, per certi versi, ci confonde.

Tutt’altro discorso invece per il cuore. Il cuore ci limita, abbiamo detto, ma quando si fa prendere dalle emozioni e sappiamo come le emozioni hanno una variabilità, ci portano verso la reattività. Anche qui, ponendoci dei limiti, confondendoci in un altro modo, ma il cuore ha anche un’altra qualità, perché attraverso il cuore possiamo ritrovare quella connessione con il nostro Sé interiore.

Perché il cuore ci permette di restare, di essere presenti, ma soprattutto di sentire. Ci permette di sperimentare dimensioni più elevate, ci permette anche di percepire gioia semplicemente restando nell’essere. Nel cuore possiamo vivere spontaneamente ed è per questo che il cuore rappresenta un ottimo strumento per ritrovare la fiducia. È attraverso il sentire del cuore che ci ricolleghiamo al Sé interiore.

C’è un termine giapponese molto interessante, Kokoro, che significa cuore sensibile, consapevole, un cuore che accoglie senza giudizio. Ed è questa la via che ci porta alla nuova connessione con il Sé interiore.

Quando ci si affida al sentire del cuore ci si connette al proprio potenziale interiore, all’energia che è presente in noi, con l’energia di cui siamo composti, come un bicchiere che contiene l’acqua dell’oceano, un bicchiere immerso nell’oceano. Non c’è distinzione tra l’acqua al suo interno e l’acqua che è attorno ad esso. Basta solo guardarsi dentro per ritrovare questa presenza divina. Ed è un’attitudine che dobbiamo necessariamente risvegliare, ritrovare, sviluppare. Dobbiamo quindi affidarci al sentire e non più al pensare, perché quando siamo nel sentire possiamo vivere semplicemente, spontaneamente e stare nel proprio centro.

Per sviluppare questa attitudine possiamo semplicemente ascoltare la vita nel presente, quindi riportarci costantemente la consapevolezza del qui e ora. Dobbiamo vivere le difficoltà attraverso un altro atteggiamento, ossia consapevoli che ciò sta accadendo, è giusto che sia così: la presenza divina in noi ci darà le risorse per superare queste difficoltà, perché siamo certi che ciò avvenga. Dobbiamo sviluppare questa attitudine lasciando fare, togliendoci il più possibile di mezzo, perché le cose accadono proprio in virtù di quella presenza divina, di quell’energia di cui siamo composti. Lasciamo che compia il suo compito liberamente, portandoci lungo il nostro percorso, imparando quello che dobbiamo imparare e lasciando andare ciò che non ci serve più.

Quindi, andando verso il termine di questo episodio, vorrei citarvi un bellissimo proverbio Sufi che riassume un po’ quello che ci siamo raccontati.

“Cercavo Dio e trovai solo me, cercavo me e trovai solo Dio”.

La fiducia in se stessi è proprio qui, nell’essere consapevoli che ciò che stiamo cercando è proprio sotto il nostro naso, dentro di noi. Ciò che cerco è la presenza divina in me, ciò che cerco è Dio in me, dimenticandoci spesso che lo siamo già.

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