Un bentornato a tutti voi, per questo nuovo episodio delle nostre condivisioni ed ispirazioni. Oggi, assieme a voi, vorrei parlare di un tema particolarmente significativo ed importante. Vorrei parlare con voi di accettazione definendola in maniera molto semplice, come l’accogliere le cose così come sono.
Detto così sembra anche di facile applicazione, ma in realtà è molto più profondo il senso di questa semplice definizione. Sappiamo bene come per noi sia molto più semplice accogliere le cose che ci piacciono, che vorremmo, che stiamo aspettando, che desideriamo: ed è molto più complicato accogliere le cose che ci portano sofferenza, che ci portano dolore, che ci comportano fatica, che ci portano fuori equilibrio. Ed è per questo che l’accettazione diviene difficile proprio perché deve accogliere la realtà completa in tutti i suoi aspetti, nessuno escluso. Perché se ci mettiamo in testa di voler ottenere solo le cose che desideriamo e allontanare quelle che non ci piacciono, nell’allontanarle sprecheremo un sacco di energia, sprecheremo tempo, risorse, per cercare di far andare le cose in un modo che non porterà nulla di positivo comunque.
E quindi, per meglio comprendere la realtà dell’accettazione, dobbiamo partire da noi stessi, dobbiamo essere inclusivi con noi stessi e non si tratta di un’inclusione esteriore di cui spesso si parla nella società attuale: si parla di un’inclusione al nostro interno, in cui si prende coscienza che la realtà che è presente in noi è uguale alla realtà che vediamo attorno a noi. D dobbiamo accogliere la nostra parte interiore nella sua interezza, proprio con inclusività come dicevamo, consapevoli che è tutta la stessa realtà, non c’è nulla di separato.
Vi è solo una realtà. E qual è questa realtà?
È la realtà, chiamiamola divina, che è presente in noi. Proprio per la sua natura divina è dotata di perfezione: così, se parto da questo presupposto, che la realtà presente in me è perfetta e che si manifesta attorno a me sempre in maniera perfetta, non posso far altro che accogliere tutto ciò che accade senza distinzione, con la stessa modalità, consapevole che tutto ciò che giunge a me, quindi, è il meglio per me in quel momento, proprio perché so e comprendo che ciò che giunge è perfetto e coerente. E soprattutto, così perfetto che posso anche ringraziare, posso anche esprimere gratitudine per quello che sta accadendo. Questo concetto della gratitudine lo riprenderemo tra poco.
Torniamo all’accettazione, che così come stiamo raccontando diventa una sorta di via, di metodo, di processo per la conoscenza interiore, per conoscere noi stessi, proprio perché mi focalizzo sulla realtà divina presente in me, la vedo manifestarsi attorno a me, sono portato a conoscerla sempre di più e a comprendere come si può manifestare nella mia vita.
San Francesco, proprio a riguardo dell’accettazione, disse questa bellissima frase, rivolgendosi verso Dio chiaramente, disse concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle cose che posso cambiare e la saggezza per riconoscerne la differenza. San Francesco ci vuole suggerire che abbiamo bisogno, proprio per accogliere la realtà, di due cose in particolare: di saggezza e di coraggio. Attraverso la saggezza possiamo discernere ciò che possiamo cambiare e ciò che non possiamo cambiare, e attraverso la saggezza possiamo andare oltre il giudizio. Tutti noi abbiamo a che fare con il giudizio ogni giorno e il giudizio ci impone di ritenere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è bene e ciò che è male. Ma così facendo, si va a negare una parte della realtà, quella parte della realtà che non ci piace; negando quella parte della realtà stiamo implicitamente negando anche una parte di noi stessi. Andando oltre il giudizio riusciamo ad accogliere un po’ di più, ed è quello che tra le righe ci sta suggerendo San Francesco.
Sia chiaro l’accettazione non è nulla di passivo ed è per questo che non prevede nessun tipo di vigliaccheria, non prevede di rinunciare, di farci andare bene le cose come arrivano. In realtà l’accettazione è qualcosa di attivo e questo lo possiamo comprendere meglio dalla radice del verbo accettare: essa contiene il verbo latino capere che significa ricevere con gradimento e dimostrarlo, si riceve e si dona; si dona il gradimento e la dimostrazione di questo gradimento. Perché se gradisco ciò che sto ricevendo, anche se non mi piace, ho la libertà, posseggo la libertà, rispetto a tutto ciò che sta accadendo, e tolgo il potere a ciò che sta accadendo di condizionarmi, di farmi vacillare, mi libero completamente da ciò che accade attorno a me, dalle situazioni, dalle contingenze e dimostro che il potere lo esercito e non più lo subisco.
L’accettazione è anche una sorta di processo alchemico, perché attraverso di essa il male viene trasformato in bene, e ancora di più, si va oltre proprio il concetto di male e bene e implicitamente si va oltre la dualità. Così che l’accettazione ci porta alla vera natura, ci porta oltre gli opposti: possiamo sempre di più comprendere come l’accettazione è un processo molto profondo, significativo che richiede coraggio, quello che ci suggeriva prima San Francesco. Questo coraggio lo applichiamo proprio nell’andare in ricerca dentro noi stessi, portandoci alle nostre radici, a confrontarci con le nostre ombre, ci porta alla radice dell’esistenza, ci porta alla comprensione dei suoi misteri. Tutto questo attraverso l’accogliere ciò che accade così com’è.
Pensate quanto è profondo e significativo questo atteggiamento. Certo non possiamo pretendere da noi stessi di accettare qualsiasi cosa così, dall’oggi al domani, abbiamo bisogno di prendere dimestichezza con questo processo e viverlo prima di tutto verso noi stessi, osservando noi stessi, osservando le parti di noi che meno ci piacciono o che tendiamo a nascondere o che neghiamo di noi stessi. Dobbiamo necessariamente essere sinceri, sinceri verso noi stessi affinché possiamo auto riconoscerci ed accogliere le nostre ombre. Perché se accolgo le mie ombre le posso trasformare.
Come dicevamo prima, l’accettazione è un processo alchemico, trasforma il male in bene, se accolgo le mie ombre le sto trasformando, le sto stimolando a cambiare modalità e a trasformarsi in bene. L’accettazione inizia da noi stessi e per quanto sia un processo impegnativo lo possiamo compiere finché possiamo rinascere proprio attraverso l’accogliere le nostre ombre.
Accettare ci porta a stare di più, e in maniera significativa, nel flusso della vita; ed il flusso della vita sappiamo che è fatto di cambiamento, in modo che le contingenze, le situazioni attorno noi saranno sempre diverse, saranno sempre belle e brutte, ma attraverso l’accettazione possiamo stare in questo flusso senza più venire, come dire, condizionati da questo flusso. Saremo noi a detenere il potere di stare in questo flusso liberi e, come abbiamo detto, accettare è un modo importantissimo per conoscere noi stessi e la natura divina che ci contraddistingue.
Quando accolgo le mie ombre, quando le permetto di trasformarsi in qualcosa di diverso è come se togliessi una parte di velo dalla mia comprensione dandomi la possibilità di vedere che, la realtà divina che è presente in me, è unica, non c’è alcuna separazione, non c’è alcuna negazione, è dentro di me, attorno a me, nella stessa modalità.