Nuovo episodio del nostro podcast. Ci siamo lasciati qualche settimana fa, nel primo episodio di questa nuova stagione, dicendoci come vorremmo affrontare un po’ più in profondità il tema dello yoga. E in quell’episodio ci siamo raccontati di come lo yoga sia un insieme di tecniche e di strumenti che consentono all’essere umano di affrontare il bisogno più importante, il bisogno di liberarsi dalla sofferenza che incontra in questo piano esistenziale.
E così lo yoga non è altro che uno strumento di liberazione. E ci siamo detti che queste tecniche sono state il frutto, il risultato di secoli e millenni di ricerche, di sperimentazioni, da parte di quelli che abbiamo chiamato gli yogi primordiali: quegli esseri umani che dedicarono la loro vita a sperimentare su sé stessi l’efficacia proprio di questi strumenti, di queste tecniche, cercando via via di migliorarli, sempre nell’ottica di raggiungere la liberazione e la completa realizzazione dell’essere umano.
Queste tecniche venivano tramandate da maestro ad allievo costantemente per via orale, come era, come dire, consueto in quel periodo storico questo tipo di trasmissione. E questo, questo trasmettere per via orale, durò almeno fino al secondo o terzo secolo dopo Cristo.
In questo periodo la storia dello yoga cambiò completamente, perché grazie alla figura di Patanjali, un saggio di grande elevazione e realizzazione, ci fu una svolta: la trasmissione da orale diventò scritta. Così Patanjali, per la prima volta nella storia, racchiuse tutti i principi, tutte le tecniche, tutto ciò che era stato elaborato, scoperto, sperimentato nei secoli precedenti in un testo: questo testo aveva il titolo, ed ha ,il titolo di Yoga Sutra. E’ un testo diviso in quattro libri, che è stato redatto secondo una forma letterale molto particolare: è composto unicamente in Sutra, ossia in aforismi. E’ un modo di comunicare molto coinciso, molto essenziale; ciascuno di questi Sutra è composto da poche parole in sanscrito, e in tutti i quattro libri vi è un totale di 196 aforismi. Questa scelta letteraria molto comune nella tradizione indiana richiama l’idea della profondità, perché come si suol dire, ognuno di questi Sutra va schiuso, va aperto, va sviscerato, approfondito, compreso, in virtù della consapevolezza di ciascun lettore. Ed è proprio per questa profondità che spesso nell’approcciarsi a questo testo è uso affidarsi a un commentatore che guida il lettore nell’interpretare, nel comprendere, nell’andare in profondità di questo testo.
Questo testo è una sorta di manuale per la meditazione: non vi ha alcun riferimento a posizioni fisiche, respirazioni, tecniche energetiche, niente di tutto questo. E’ un manuale completo di meditazione, in cui viene chiaramente enunciato tutto ciò che ha a che fare con la pratica meditativa: tutto ciò che può accadere, quali sono i tranelli da evitare, il modo in cui uscirne, quali risultati possiamo aspettarci, che cose evitare, che cose sviluppare affinché si possano ottenere i risultati che vengono scientificamente proposti. Che cosa significa? Che gli Yoga Sutra rappresentano un sistema integrato scientificamente provato che se viene applicato produce un risultato chiaro e replicabile. E’ veramente una rivoluzione. Lo Yoga diventa qualcosa di fruibile che si può apprendere direttamente da un testo in cui viene spiegato veramente tutto: va “semplicemente” praticato. Ed è proprio questo l’intento fondamentale di Patanjali, fornire all’uomo una pratica attendibile, un programma di formazione attraverso il quale l’essere umano può realizzare tutte le sue potenzialità e questo al di là di ogni contesto religioso e devozionale.
Patanjali, così come fece già il Buddha qualche secolo prima, fornisce così un metodo affidabile, aperto a tutti e che consente all’essere umano di fiorire letteralmente. Patanjali seguì le orme del Buddha, il Buddha partecipò alle ricerche dello Yoga, alle sperimentazioni. Il Buddha crebbe all’interno del tessuto dello Yoga andando poi a redarre delle tecniche particolari che furono il frutto della sua sperimentazione e della sua realizzazione personale che confluirono in quello che viene chiamato Ottuplice Sentiero, che sta alla base del sentiero buddista. Così, nel secondo terzo secolo dopo Cristo, attraverso gli Yoga Sutra, la storia dello Yoga cambiò letteralmente
Ma lo Yoga che conosciamo oggi è un po’ diverso, lo Yoga che conosciamo e che pratichiamo nelle classi oppure individualmente, venne codificato un po’ dopo. A partire dal decimo secolo circa dopo Cristo fino al diciottesimo: venne redato in una forma letteraria diversa. Questa forma viene chiamata Samhita, e consiste in una raccolta di versi o testi. Le più conosciute sono la Goraksha Samhita e la Gheranda Samhita, e poi quelle più recenti l’Hatha Yoga Pradipika e infine la Shiva Samhita. Tutte queste raccolte di testi parlano di posizioni fisiche, ossia quelle che noi chiamiamo Asana, esercizi di respirazione, tecniche di purificazione, tecniche energetiche ma soprattutto questi testi e in particolare la Shiva Samhita danno la possibilità a chiunque di praticare. viene offerta la possibilità di ottenere i benefici che lo Yoga dona sperimentandoli su sé stessi. Ed anche questa è una grande svolta. Questi testi danno ancora di più una veste pratica allo Yoga e preparano gli allievi alla meditazione, alla pratica più profonda dello Yoga. Così, alla base di tutto vi è la continua, diretta, autentica indagine che ogni essere umano è chiamato a sperimentare e la ricerca è veramente la cosa più importante, è ciò che permette all’essere umano di cambiare il suo modo di vedere la realtà.
Lo Yoga ci fornisce la via per cercare le nostre risposte personali, occorre sperimentarle personalmente, occorre praticare la veridicità di tutto ciò che è stato acquisito come tecniche, come principi. Così lo Yoga è una via per trovare le nostre personali risposte, è una via per praticare la propria verità, in modo che ognuno di noi possa partecipare all’infinita tradizione dello Yoga condividendo ciò che ha ricevuto.
Il grande tesoro che lo Yoga fornisce all’umanità è proprio la libertà di poter sperimentare ciò che è stato acquisito su sé stessi, e riscriverlo dentro sé stessi, nella propria unicità, nella propria profondità, perché alla fine lo strumento dello Yoga permette a ogni essere umano di avvicinarsi sempre di più alla propria realizzazione.