Ben ritrovati in questo nuovo episodio, in questo appuntamento con le condivisioni ed ispirazioni. In questa occasione parleremo di autocelebrazione, per entrare in un argomento un po’ più vasto, che riguarda la nostra parte egoica, ma anche il nostro sé, la nostra essenza, la nostra parte animica, la nostra anima. E per autocelebrazione possiamo intendere quella tendenza che ognuno di noi può manifestare lungo il suo cammino, il suo percorso, sia esso sia a livello materiale o spirituale.
Ed in questa tendenza possiamo, come dire, confondere i risultati o i conseguimenti o gli obiettivi che raggiungiamo, come l’occasione per sentirci un po’ più bravi, un po’ più cresciuti, un po’ più migliorati. Certo, indubbiamente le tappe del nostro cammino ci donano qualcosa, ma non è questo il punto. L’autocelebrazione alla fine diventa una trappola in cui veramente si confonde il proprio percorso con ciò che accade durante il percorso.
Non siamo più anima in cammino, ma ci identifichiamo, con quello che conseguiamo. E questo perché, fondamentalmente, abbiamo tutti bisogno di colmare qualcosa e lo facciamo spesso anche in ambito spirituale. Raggiungiamo qualche obiettivo e pensiamo o crediamo, percepiamo di essere così migliorato, migliorati, da necessariamente essere riconosciuti per questo.
Ci si mette in mostra per questo. Ed è una grande trappola. Andiamo un po’ con ordine.
Partiamo dal momento presente. Oggi è il 7 settembre e a breve ci sarà una luna piena, con eclissi annessa. E sappiamo che la luna nel cielo rappresenta un certo tipo di energia.
La luna simboleggia vari aspetti energetici. La luna è l’illusione. La luna rappresenta le emozioni. La luna rappresenta anche la mente. E la luna, come dire, è la somma di tutto ciò che ci trattiene e ci identifica con la materia. Quindi proprio in questo momento, con la luna così potente, l’illusione di essere qualcosa di separato, di unico, di ben identificato, è molto forte.
Crediamo di essere ciò che sentiamo, ciò che pensiamo, crediamo di essere il nostro corpo, crediamo di essere le pulsioni che proviamo, i desideri che cerchiamo di esaudire. E la luna può rappresentare l’ego, appunto la nostra personalità, il nostro sentirci unici, che si contrappone all’anima, un po’ come la luna piena che mostra sempre la stessa faccia, mostra sempre questo lato di sé, e il lato oscuro della luna, la parte dietro, quella che non è visibile, che è, sostanzialmente, l’anima. Ecco, quando ci incarniamo e veniamo su questa terra, entriamo nelle forme, entriamo nella materia, e questo costante confronto con la materia che la luna appunto simboleggia, ci obbliga a ricercare, a ricercare la nostra identità, la nostra essenza, proprio perché abbiamo una forma e ci sentiamo separati dal resto, ed è come se ci mancasse qualcosa, e quindi siamo in costante ricerca di appagamento. La nostra ricerca ci porta a prendere dimestichezza anche con ciò che giace oltre le forme.
E che cosa giace oltre la forma? Giace l’esatto opposto, ossia il vuoto, il nulla, e anche per certi versi il nessuno. Ecco, questi tre termini la nostra mente fatica a recepirli, a comprenderli, a dargli un vero significato, e in particolare il vuoto è qualcosa con cui spesso ci confrontiamo, è come se vivendo nella materia, proprio sentendoci separati, fossimo obbligati a cercare di ricongiungerci con qualcosa, e quindi avvertiamo un senso di vuoto che vogliamo colmare, e lo colmiamo in tanti modi, lo sappiamo, ognuno di noi sa bene quali sono i suoi meccanismi, i suoi modi per andare a colmare questo vuoto, ma questo vuoto al tempo stesso, se osserviamo con attenzione e se percepiamo veramente la realtà di questo vuoto, lo possiamo sentire come pieno, come un vuoto che contiene il tutto, un tutto senza limiti, senza confini. E qui torna un’altra dualità, come anima ed ego, come il lato chiaro della luna e il lato scuro, quello dietro, c’è anche il nulla e il tutto, che si compenetrano a vicenda, ma questo senso di vuoto in realtà, proprio perché contiene il pieno, ci ricorda che siamo già ciò che cerchiamo, siamo già ciò che ci sembra mancarci, e quindi è inutile continuare a cercare fuori, occorre soltanto riconoscere questo pieno nel vuoto.
Dicevamo che ognuno di noi questo vuoto è come se volesse colmarlo con una ricerca esteriore, e quindi cercando di non sentire questo vuoto creiamo desideri, creiamo un ruolo, una forma, un’apparenza di noi stessi, per darci in pasto al mondo, per poter essere riconoscibili, per poter essere visti, perché la cosa peggiore è sentirsi invisibile, e quindi lo stare nella forma diventa un modo per farci vedere, per farci riconoscere, per sentirci unici. Ma più ci sentiamo unici, più ci sentiamo separati, siamo lontani dall’unità, dall’interezza, e proprio tutto questo crea difficoltà, perché ci manca la connessione al tutto. Ancora una volta una dualità, da un lato il voler essere unici, quindi l’unicità, e dall’altra l’interezza, il sentirsi completi, ma per sentirci completi e interi dobbiamo rinunciare a qualcosa, dobbiamo rinunciare proprio a quella forma, proprio a quel modo di mostrarci che da un lato ci fa sentire meno invisibile, ma dall’altro continua a rimandarci un vuoto. Quindi quest’unicità è una trappola, è come essere in una terra di nessuno, è come sentirsi persi lontani da casa: questa unicità non è altro che la forma che prendiamo quando ci incarniamo, e questa forma rappresenta il nostro percorso di crescita, il nostro piano di studi su questa terra. Essere in quella particolare forma, in quel ruolo, in quella storia di noi stessi che ci raccontiamo continuamente e che spesso continuiamo a ripetere inconsciamente nella nostra vita, ci porta poi ad imparare, a crescere e a trovare un nuovo modo per salire, per migliorare, per farci meno forma, per avvicinarci, a quello che è il nostro divino.
Quindi dobbiamo semplicemente dis – identificarci, perdere la forma sempre di più, affinché l’unicità diventi interezza, completezza.
Tornando al nostro tema, l’autocerebrazione, è un po’ confondere la forma con ciò che vogliamo conseguire, ossia la non-forma: così non ci si sente più quel percorso che stiamo vivendo, affrontando, ma ci identifichiamo con il risultato finale e quindi con un’anima che via via si libera dalla sua forma per tornare alla consapevolezza dell’Uno, alla consapevolezza dell’intero, del completo, del divino, il Tutto nel Nulla.