Ben ritrovati in questa nuova puntata di questo momento di piacevole condivisione.
Il titolo di questa puntata è parecchio impegnativo e mi ritrovo qui il giorno del mio compleanno, il giorno 5 luglio, a condividere, a chiacchierare, a parlare, a mettere in fila un po’ di pensieri, un po’ di accadimenti, un po’ di sensazioni. Che tu mi veda o meno, io comunque sono.
Il rendersi visibile, il farsi riconoscere, il prendere coscienza di avere una forma, una sostanza ben visibile, all’opposto di ogni tipo di trasparenza. Sembra essere uno dei bisogni più impellenti, più forti, più necessari, quasi un bisogno primario, al pari del nutrirci, del riposare, del tenerci idratati, anche se spesso, con passare degli anni, l’idratazione è una delle cose che viene meno spontanea. In ogni caso, essere visibile in un periodo come questo, storico, in cui i social sembrano quasi una sorta di competizione, proprio per cercare questa visibilità, cercare lo sguardo dell’altro, il riconoscimento dell’altro, il giudizio dell’altro.
E’ come se costantemente fossimo richiamati da questo bisogno e fossimo guidati nelle nostre scelte, nelle nostre azioni, anche da un punto di vista professionale a volte, a cercare questa visibilità. Si crea una sorta di equazione tra essere visibili, avere successo, avere il giusto riconoscimento, a volte anche da un punto di vista economico. E questo è come se fosse una sorta di trappola, no? Più se ne ottiene, più si ha il desiderio di ottenerne ancora di più.
E’ una sorta di vortice in cui veniamo risucchiati e perdiamo completamente di vista il punto di partenza. E perché ho questa necessità, o bisogno? E’ qualcosa che ci viene indotto dall’esterno? E’ qualcosa che facciamo emulando o copiando gli altri? Vediamo qualcuno molto seguito o di successo e vorremmo essere al suo posto? Vorremmo fare la stessa cosa? O semplicemente abbiamo un bisogno ancestrale di venire accolti e riconosciuti che ci mettiamo a rincorrere questo successo? Spesso mi soffermo a guardare me stesso in questa modalità e osservo quello che accade attorno a me e le altre persone, come si muovono, come si mostrano, e mi chiedo spesso quali sono i bisogni che c’è dietro questo, no? Che è molto di più di quello che potrebbe sembrare. E sono le stesse domande che mi pongo verso me stesso.
Sto cercando visibilità, per quale motivo? Per colmare un vuoto? Per avere successo? Per trovare soddisfazione? Spesso cerco di cercare visibilità anche per semplicemente mettermi a disposizione, per sostanzialmente servire a uno scopo più alto. Penso che questo sia il modo migliore per mettersi in mostra, per rendersi visibile. La risposta è proprio nel farsi strumento di quello che sta accadendo.
E quindi se il mettermi in mostra, rendermi visibile, cercare il riconoscimento, ha che fare col farsi strumento di qualcosa più ampio, allora sicuramente siamo sulla strada giusta. Ed è questo che cerco spesso di… è come se cercassi proprio questa strada, continuamente. Ed è la cosa migliore, altrimenti scivolo in un gioco egoico, la mia parte egoica, il mio ego, nel quale non trovo mai soddisfazione.
È la trappola di cui dicevo prima, no? Cercare continuamente di far crescere quel riconoscimento, quel successo, quella forma di appagamento che poi in realtà non ci soddisfa.
Che tu mi veda o meno, io comunque sono. Questa frase che diventa quasi un mantra, sto cercando di farla mia il più possibile, per ricordarmi di non rincorrere le forme, la materia, il successo esteriore, ma bensì di ricordarmi di essere già nel successo, di essere già appagato, già completo.
E sta proprio qui il punto, oltre il mettersi al servizio di qualcosa di più alto, ricordarsi di essere già quel qualcosa, di essere già completamente pieni, uniti, appagati. Io comunque sono, indipendentemente da ciò che accade attorno a me, indipendentemente se sono visto o meno, riconosciuto o ricordato, nulla di tutto questo può appagarmi, se non la presa di coscienza di Essere già. Ed è questo che auguro a ciascuno di noi, ed è questo che in realtà è ciò che cerchiamo, anche attraverso la pratica della meditazione.
Raggiungere quello stato interiore in cui non abbiamo più bisogno di nulla, Siamo già, abbiamo già appagamento totale, completo, dobbiamo semplicemente continuare la ricerca di chi Siamo veramente.
Penso che questo sia il tema del prossimo episodio, che ha a che fare un po’ con questo periodo dell’anno in cui l’energia del cancro ci sta accompagnando, la ricerca della propria identità, quella ricerca interiore che ci riporta a ciò che Siamo, costantemente. Siamo già appagati, Siamo già, punto.
Un abbraccio.