Ben ritrovati. Siamo arrivati all’episodio numero 27 di questo nostro appuntamento, quasi settimanale, che ci stiamo dando da qualche mese a questa parte.
Questa sera vorrei condividere con voi, ed è proprio il termine più adatto. a condividere, perché parleremo e ci confronteremo proprio sulla condivisione.
Ed il modo più interessante di definirla, ed è il punto di partenza di questo nostro parlare assieme, è quello di felicità interiore. Condivisione è vera felicità. Lo sappiamo tutti, donare è più bello che ricevere.
Ed è proprio per questo che mettere a disposizione ciò che abbiamo ci dà l’opportunità di aprirci adad una dimensione diversa, donando ciò che abbiamo di materiale, ma anche ciò che abbiamo di immateriale, entriamo in una dimensione, in una vibrazione diversa. Ed in questa vibrazione percepiamo un appagamento diverso, migliore, completo. Le preoccupazioni hanno meno presa su di noi, ci sentiamo più connessi, più centrati, ci sentiamo anche più vivi da un certo punto di vista.
Abbiamo un’opportunità molto interessante, quella di sentire la divinità che portiamo dentro di noi. E quando siamo in questa vibrazione, chiamiamola così, in questa dimensione, in realtà tutto ciò che doniamo è come se rimanesse sempre con noi. Proprio perché ci identifichiamo con una vibrazione più sottile, con una realtà più ampia, ciò che doniamo rimane sempre connesso a noi. Non vi è una vera privazione, vi è semplicemente un mettere a disposizione. Quando questa vibrazione si stabilisce e si rende sempre più ampia, la competizione, l’avidità, l’egoismo, è come se non esistessero più. E addirittura scopriamo che è possibile vivere con meno cose, è possibile stare anche meglio con meno cose.
E nel dire questo, sto guardandomi attorno in questa sala dove mi ritrovo e vedo tantissime cose che da un certo punto di vista posso dire mi appartengono, ma che in realtà potrebbero anche non esserci, senza cambiare il mio stato di coscienza. E può essere un’idea iniziare ad alleggerirci di tutto ciò che abbiamo attorno a noi, che non utilizziamo. Ci sono tante le cose che non usiamo, e metterle a disposizione di chi in quel momento ne può fare uso, e magari può essere un contributo al suo momento di vita. E questo ci ricorda una dimensione un po’ più spirituale, ancora più della condivisione.
Ci ricorda la nostra evoluzione personale, la nostra anima arriva su questo piano materiale per evolvere, per fare dei passi avanti, proprio attraverso il confronto con la materia. Mi pare che ne abbiamo già parlato in precedenza, ma questo venire su questa terra non è solo un contributo a sé stessa, ma anche tutte le anime che la stanno accompagnando in questa esperienza. Spesso si dice, si racconta, che le anime si incarnano in gruppi, come se stessero condividendo quel percorso di crescita da altre incarnazioni, e che si ritrovano in questa, collaborando, dandosi un contributo reciproco. Ed ogni anima venendo qui porta con sé delle caratteristiche uniche, irripetibili, ed è chiamata a manifestare i propri talenti.
Per talenti intendo l’attitudine ad agire, a fare nella materia. E quindi da un lato ogni anima deve sfidare sé stessa attraverso l’incarnazione in un essere umano, per riconoscere queste sue qualità, affinché queste qualità vengano manifestate in azioni, in gesti, e dando appunto un contributo alla realtà che la circonda e all’umanità intera.
Ogni incarnazione diventa un condividere, quello che quell’anima ha ottenuto, esperenziato durante il suo percorso evolutivo. Ed esprimendo queste qualità partecipa all’evoluzione delle altre anime, diventando un contributo, proprio condividendo sé stessa. E questo è in altri termini un’altra visione della legge del karma che stiamo citando spesso negli ultimi episodi. Ogni karma individuale va a interagire col karma individuale di altre anime, aiutandosi a vicenda, stimolandosi a vicenda per crescere assieme.
In tutto questo c’è un rischio, ossia che questa condivisione non venga fatta, vissuta come contributo all’umanità o alle altre anime, ma venga solamente utilizzata solo per tornaconti personali, oppure per vivere in competizione. E in questo caso la condivisione diventa semplicemente un vivere in una dimensione egoica, perdendo ogni efficacia.
Condividere è così anche una grande responsabilità, un mettere a disposizione sé stessi, a tutte le anime che ci circondano e all’umanità intera. E quando ogni essere umano diviene consapevole della propria strada da compiere, delle qualità che può esprimere, deve necessariamente essere fedele a sé stesso e continuare a esprimersi in coerenza con sé stesso, senza tradirsi, senza perdersi, imboccando strade che non portano quel contributo unico che ogni anima può donare.
E così condividere è responsabilità di ciascuno di noi, per la propria evoluzione, per la propria crescita, per la propria riscoperta interiore, quella riscoperta che ha a che fare con ritrovare la propria divinità, ma anche portare il proprio contributo all’evoluzione, alla crescita, al miglioramento dell’umanità che ci circonda.