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“Essere e non fare” – Episodio 23 – 211225

Ciao a tutti e ben ritrovati in questo nuovo episodio delle nostre condivisioni ed ispirazioni. Siamo alla sera del solstizio d’inverno, è il 21 dicembre e abbiamo già trattato e parlato, condiviso, rispetto un po’ al significato di questo momento che ha a che fare con il momento dell’anno in cui c’è più oscurità, ha a che fare con il segno del Sagittario, ha a che fare con la luce interiore e tutte quelle cose che abbiamo trattato appunto nell’ultimo episodio.

E riagganciandomi un po’ ai significati di quello che è stato detto, vorrei con voi ribadire con forza e interesse quello che è questo momento particolare dell’anno.

Siamo proprio nel momento di massima oscurità, e quando c’è oscurità sappiamo che possono emergere le nostre paure, la parte ignota del nostro essere può prendere sopravvento, possiamo essere più portati ad andare incontro alla nostra parte subconscia.

E’ un momento di grande interiorità e quando siamo così vicini a noi stessi abbiamo l’occasione, l’importante occasione di ritrovare noi stessi. E’ il tema che vorrei portare proprio ora in questo contesto, in questo momento particolare, è quello dell’essere e non fare.

E per essere non mi riferisco altro che allo stare in sé stessi, a concentrarci sul vero significato, sulla nostra vera identità. Quella luce che suggerivo di ricercare dentro noi stessi e di attendere la sua manifestazione è proprio una costante ricerca di identità, che può essere percepita solo attraverso la presenza, lo stare. E questo stare non è altro che essere e quindi essere e non fare prende in considerazione il fatto che siamo di fronte a una dualità, a due modi di vivere e percepire la realtà.

E questo essere e non fare ci suggerisce di stare nell’essere, di concentrarci sulla nostra vera identità, di concentrarci sul sentire, sul percepire, andando oltre quello che è evidente da un punto di vista superficiale e addentrarci in un ascolto così consapevole che permette a ciò che è meno evidente di mostrarsi.

Essere e non fare ci dice tanto altro ancora. Ci ricorda come spesso siamo concentrati, richiamati, spinti verso l’esterno, nell’idea che attraverso il fare si possano fare dei passi avanti, conseguire dei risultati, ottenere qualcosa, giungere al traguardo, concludere un progetto. Certo sicuramente il fare è importante da un certo punto di vista, ma se non è sostenuto dall’essere diventa una vana ricerca.

Per esemplificare un po’ questo paradosso, ossia della nostra costante ricerca del fare come soluzione, come stile di vita, come ricerca, sarà il fatto che spesso siamo spinti costantemente a dare agli altri. Quante volte ci siamo sentiti inutili di fronte a situazioni che non ci permettevano azione, che non ci permettevano di portare il nostro contributo e quante volte invece ci siamo persi nella costante nostra attitudine nel dare agli altri, non come mezzo o strumento, ma come fine, dimenticandoci completamente di noi stessi, come se il dare o il fare per gli altri diventasse la soluzione a un vuoto che ci portiamo dentro.

Questa attitudine va in crisi quando ci troviamo con le mani legate, quando ogni nostro sforzo diventa vano, quando è impossibile fare qualcosa per poter cambiare la situazione. Essere e non fare; la nostra impossibilità ad agire si colma proprio così, quando non abbiamo più la possibilità di fare, invece che cadere in una crisi esistenziale oserei dire, arriva il momento dell’essere, dello stare, nell’accogliere ciò che c’è indipendentemente da quello che può comportare.

Essere e non fare; avere il coraggio di stare senza poter fare nulla, ascoltando magari anche le nostre paure inconsce, il nostro dispiacere. Ma se abbiamo la pazienza di restare nell’essere emergerà anche una nuova consapevolezza, la consapevolezza che l’essere è esattamente la cosa giusta in quel momento, lo stare, partecipare a ciò che accade in maniera apparentemente passiva diventa prezioso, permettendoci di accogliere e digerire letteralmente la situazione esattamente com’è, senza aver la possibilità di cambiarla.

Essere e non fare; vivere ciò che c’è senza più necessità di cambiare nulla, partecipando, sostenendo o semplicemente amando, portando il cuore in quello che c’è, qualunque essa sia la realtà di questo momento.

Essere e non fare; ci permette infine di uscire dalla dinamica della mente e abbracciare la dimensione del cuore. Quel cuore che ci permette di essere esattamente ciò che siamo, di ritrovare la nostra identità, di riconoscere ciò che siamo.

Quando sono nell’essere sono me stesso senza più filtri.

Ed in questo momento così speciale dell’anno essere e non fare, la consapevolezza della profondità del mio essere e della luce in cui mi riconosco.

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