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“Il giudizio e le ombre del passato” – Episodio 30 – 010326

Buongiorno a tutti, siamo di nuovo assieme in questo ulteriore appuntamento con il nostro podcast Condivisioni ed ispirazioni. Oggi domenica primo marzo vorrei portare a voi il tema del giudizio, un tema che appartiene a tutti quanti in maniera più o meno ampia, sentita, in maniera più o meno consapevole. Un tema che ha a che fare con uno degli strumenti più utilizzati da noi, ossia la nostra mente, uno strumento che va utilizzato sempre di più in maniera consapevole in modo che possa darci i benefici necessari e non solamente gli ostacoli che ci può porre.

Perché la mente è lo strumento che ha a che fare maggiormente con il giudizio: è quella parte di noi che continua ad etichettare, a classificare, a valutare, a misurare tutto ciò che accade attorno a noi: la mente, nel suo funzionamento, definisce costantemente una polarità, una dualità, continua a giudicare ciò che accade in buono o non buono, esprimendo approvazione o critica, ed è per questo che definisce una polarità, selezionando ciò che accade in un modo o nell’altro.

In che modo esprime il giudizio la nostra mente? Basandosi su tutti i condizionamenti che ha registrato nel passato, basandosi su un sistema di credenze, di convinzioni, di idee che appartengono al passato, che sono stati assorbiti, vissuti nel passato e per questo sono lontani dall’attualità, dal presente. Si basa dunque su esperienze del passato, così come sono state vissute, così come sono state percepite nel passato: il modo in cui queste esperienze sono state vissute crea una sorta di filtro, una lente attraverso cui la mente stessa si confronta continuamente con la realtà che continua a manifestarsi attorno a sé.

In relazione a questo filtro, continua a giudicare ciò che accade: ne consegue chiaramente che questo filtro è sempre proiettato a ciò che è accaduto nel passato. Non solo la presenza di questo filtro ci obbliga costantemente a considerarlo , a rispettarlo e, di conseguenza, validare e a mantenere vivo ciò che è accaduto nel passato, ma la mente continua a supporre, invece che a conoscere, continua ad affrontare il nuovo, quello che sta accadendo, riconducendolo al vecchio, a ciò che è stato ma che in realtà non esiste più.

Così, la mente, continua a chiudersi rispetto a quello che sta accadendo, al nuovo che vuole manifestarsi, riportandoci sempre al passato, validando il passato, dandogli sempre più consistenza, presenza, anche se come abbiamo detto non c’è più.

La mente funziona così. Proprio in virtù di questo continuo ricondurci a ciò che è stato e a tenerci lontani da ciò che è, non è uno strumento di conoscenza, non è uno strumento di percezione. Anche se la cosa possa essere poco verosimile, la mente lavora solo per associazione, confrontando ciò che è accaduto con ciò che sta accadendo, etichettandolo. Quando siamo nella mente stiamo disinnescando la nostra capacità di percepire. Ma non solo. stiamo anche limitando la nostra intelligenza. Sembra un paradosso, ma l’intelligenza non appartiene alla mente di per sé, alla mente giudicante. Quando siamo nella mente perdiamo presenza, perché non riusciamo ad ascoltare il presente, perché siamo sempre proiettati al passato e continuiamo a vedere con gli occhi del passato.

Così arriviamo alla conclusione che la vera conoscenza non passa attraverso la mente, perché la vera conoscenza è assenza di giudizio, è distanza da quel giudice interiore che tutti noi portiamo dentro noi stessi, che continua a criticare o a validare ciò che accade, in un costante dialogo interiore fatto di pensieri associativi legati l’un con gli altri, in un flusso ininterrotto che ci aliena, che ci mantiene lontani dalla realtà.

La via d’uscita? Come abbiamo già accennato in altre circostanze è la presenza, che prende ancora di più il rango di strumento percettivo, quello che ci permette di affrontare la realtà con il sentire e con quell’intelligenza divina che fa parte del nostro potenziale. La presenza è quella capacità di percepire la realtà costantemente senza giudizio, lontani dal passato, nel vivere l’esperienza per quello che è. Quando ci apriamo ad una presenza costante, quando ci allontaniamo dal flusso dei pensieri, quando siamo distanti da questo giudice interiore che costantemente critica o valida, siamo nel presente, siamo nel flusso vero della vita, siamo desti, siamo svegli, siamo lontani da quello stato di addormentamento o di pilota automatico che ci aliena dalla nostra vera natura. Quando siamo in presenza siamo nel vero flusso della vita, con tutte le risorse, con tutti i contributi che la vita costantemente ci dona. Quando siamo in questo flusso non esiste giudizio, non vi è più necessità di mantenere le cose come sono: il flusso della vita, è la fiducia di stare in ciò che accade, accogliendolo per quello che è, perché quello che è, è sempre perfezione.

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