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“Pesci, niente altro che bene e amore” – Episodio 32 – 220326

Buonasera a tutti! Domenica 22 marzo. Siamo all’indomani dell’equinozio di primavera, uno dei due momenti dell’anno in cui la durata delle nostre giornate è uguale alla durata della notte: e da questo momento in poi fino al solstizio d’estate, tra tre mesi circa, la luce continuerà a crescere e la notte continuerà a diminuire.

Questo momento dell’anno inoltre rappresenta il momento conclusivo del ciclo dello zodiaco, del ciclo dei dodici segni zodiacali, ed al contempo, rappresenta anche l’inizio del ciclo successivo. Sta terminando l’ultima tappa, che è il segno zodiacale dei Pesci, e sta iniziando un nuovo ciclo con il segno zodiacale dell’ Ariete.

Questa sera vengo a voi per condividere in merito all’energia proprio di quest’ultima tappa dello zodiaco, che è il segno zodiacale dei Pesci.

Sappiamo che lo zodiaco è un ciclo di dodici tappe attraverso le quali l’anima compie una sorta di percorso evolutivo, distanziandosi sempre di più dalla materia, per muoversi sempre di più verso lo Spirito.

Nell’ultima tappa abbiamo visto che, nel segno dell’Acquario, l’anima ormai ha trasceso la materia ed è già fuori dal coro abbiamo detto, è già in una posizione molto al di là dell’aspetto materiale e nei Pesci si compie il ciclo attraverso un tipo di energia che stimola l’anima a dissolversi, a sciogliersi per tornare verso la sua fonte, per tornare verso la Casa del Padre. Questo tipo di energia è come se volesse portare l’anima non solo a perdere i propri confini, a sciogliersi, a fondersi, a perdere la propria identità, la propria personalità, ma anche infine a vivere una sorta di ritorno allo Spirito, come una goccia che cade nell’oceano.

Proprio il simbolo dell’oceano richiama uno dei simboli più importanti dei Pesci che è il pianeta a cui fa riferimento principalmente, Nettuno: vi è anche Giove che è un altro pianeta spirituale, ma in secondo ordine rispetto a Nettuno. Nettuno è anche Poseidone. Poseidone è il re del mare: ed il regno del mare, secondo la mitologia, è tutt’altro regno rispetto al regno della terra. E’ facilmente intuibile come sotto le acque le proporzioni, la visione, le forme, i colori tendono a cambiare rispetto a quello che accade sulla terra: ed è proprio tutto un altro mondo.

Ebbene l’anima al termine del ciclo dello Zodiaco vuole proprio vivere questo passaggio, questo ritorno alla Casa del Padre, come abbiamo detto: e per far questo deve affrontare dei momenti importanti, ma anche impegnativi, proprio perché l’ultima tappa è quella che sancisce il termine, quindi, la fine di questo percorso evolutivo. In questo momento l’anima è chiamata a sciogliere gli ultimi vincoli, e spesso, questi ultimi vincoli sono quelli più impegnativi: ed è per questo che l’energia dei Pesci spesso, come dire, obbliga l’anima a vivere delle situazioni impegnative, difficili, proprio perché sarà stimolata a sciogliere le ultime definizioni, gli ultimi confini, l’ultima parte della propria personalità, proprio per prepararsi a questo tuffo, a questo ritorno allo Spirito.

Spero di essere chiaro in quello che sto dicendo e non vorrei che il segno dei Pesci venisse percepito come soltanto qualcosa di difficile, ,ma sicuramente impegnativo: dobbiamo considerare che nell’ultima tappa di questo percorso evolutivo l’anima sviluppa al massimo le sue qualità, che sono quelle dell’empatia, sono quelle dell’intuitività, della sensibilità, dell’accoglienza, della cura dell’altro, del sacrificio per l’altro. Nel segno dei Pesci risiede quella che viene chiamata la Coscienza Cristica, che è empatia e amore universale, amore incondizionato. Queste qualità possono essere espresse attraverso questo tipo di energia. Chiaramente abbiamo anche la parte opposta: queste grandi qualità possono essere espresse solo in situazioni impegnative ed è per questo che nell’energia dei Pesci si sviluppa la più grande qualità che l’anima deve sviluppare, ossia la fiducia, la fede, l’affidarsi a ciò che non si conosce. Qual’è quella parte di noi che non conosciamo fino in fondo? La nostra natura divina. Quindi attraverso questa energia l’anima, la coscienza, si deve per forza abbandonare al flusso degli eventi, a vivere la fede come la certezza che ciò che accade sia il meglio per la propria crescita: ed è sicuramente la cosa più difficile che ciascuno di noi può sperimentare, è veramente la lezione finale per tutte le coscienze.

Attraverso questa energia la coscienza impara che la vita le mette davanti sempre qualcosa che ha a che fare con il suo piano divino, con il suo progetto di crescita di sviluppo, di evoluzione, e per quanto difficile, ogni anima ha le risorse per affrontare ogni situazione, ogni difficoltà. Quando quest’anima si affida completamente agli eventi nella certezza di poterli superare, e che sono che questi eventi sono perfettamente coerenti con questo piano, con questo progetto, con questo disegno, allora questa coscienza è veramente matura per fare quel salto per tornare alla Casa del Padre.

Nel vivere l’energia dei Pesci si possono vivere delle esperienze impegnative, pesanti, in cui si viene a contatto con il male, con i lati più difficili, negativi dell’esistenza, ma soltanto per un motivo: per scoprire che ciò che viviamo su questo piano alla fine è soltanto illusione e che anche nel male in ciò che viviatmo, di negativo, c’è sempre il bene, c’è sempre quel motivo previsto dal nostro piano di crescita. Nel male che viviamo c’è sempre il bene che guida, che progetta, che dà direzione: perché la vita è soltanto bene e amore, anche quando c’è oscurità e dolore, c’è sempre amore e bene.

Per questo che nell’energia dei Pesci l’anima compie il suo ultimo passaggio, diviene matura per tornare alla Casa del Padre, quando si riesce a riconoscere in tutte le situazioni difficili che viviamo il progetto perfetto divino che c’è al loro interno.

Perché alla fine l’esistenza è soltanto gioia, ed i dolori che si vivono non sono altro che ombre che passano: quello che c’è, che rimane è soltanto gioia.

Vorrei concludere questo episodio citando un particolare mudra che viene spesso raffigurato in molte statue. Viene chiamato Abhaya Mudra, che consistr in una mano che mostra il palmo in avanti con le dita rivolte verso l’alto che significa: non temere.

Penso che questo non temere sia esattamente il riassunto di questo podcast: non temere di fronte alle situazioni più difficili. Non solo abbiamo le risorse per superarle, ma proprio grazie a quelle esperienze ci prepareremo al ritorno alla nostra fronte, a compiere la nostra evoluzione.

Anche perché, come ci ricorda la tradizione dell’Advaita Vedanta, esiste solo il Sé, ogni dualità è un’illusione, tutto ciò che viviamo è un’illusione, che porta con sé il compimento della nostra evoluzione.

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