Ed eccoci nuovamente assieme. Nuovo episodio delle nostre Condivisioni ed Ispirazioni. Questa sera è 15 novembre, stiamo entrando, secondo l’astrologia vedica, nel periodo dello Scorpione. Uno dei segni più affascinanti e di grande potenziale che il nostro Zodiaco ci può mostrare.
Ricordiamo che lo Zodiaco è un percorso evolutivo. Simbolicamente ricorda come la nostra anima, attraverso le esperienze, cresce, evolve, reintegrandosi sempre di più nello Spirito da cui proviene. E lo Scorpione è una tappa fondamentale, sia perché è l’ottava e il passaggio dalla sette all’otto è sempre cruciale in qualsiasi serie numerica.
Lo Scorpione ci rimanda due importanti significati, che vorrei fossero un po’ l’inizio della nostra condivisione. Trasformazione e identificazione.
Lo Scorpione è definito da questa necessità, questa attitudine a porre in essere una trasformazione, a trasformare sé stessi, continuamente, come una sorta di continuo aggiornamento.
Mentre l’identificazione ci ricorda come, per lo Scorpione, è importante andare oltre questa, ossia a mollare la presa, entrare nel cambiamento in maniera totale.
Sappiamo che lo Scorpione è un segno fisso, quindi tende a rimanere, tende a cristallizzarsi, ma per il suo bene, per la sua evoluzione, deve fluire, si deve ammorbidire, deve lasciarsi andare per certi versi. Quello che lo Scorpione ci vuole mostrare di sé è un grande potere, e il rapporto con questo potere è una delle lezioni più importanti da imparare per uno Scorpione.
Deve imparare ad usarlo per la propria trasmutazione e non come uno strumento di controllo. Questo potere lo ha fatto crescere, lo ha migliorato, va anche utilizzato all’esterno per rendere il mondo migliore, collaborando con il potere degli altri, senza necessità di confrontarsi o di guerreggiare.
Il potere dello Scorpione è un potere pressoché di profondità: che cosa vuol dire? Che lo Scorpione ha quest’attitudine, questa capacità di poter andare dentro sé stesso e trasformarsi, è un potere alchimico: il motto solve e coagula dell’alchimia simboleggia la morte e la rinascita, ed è per questo che lo Scorpione di per sé ha a che fare con la magia, la magia interiore e personale, e questa magia gli permette di morire e rinascere. Simbolicamente è un po’ come scendere nei propri inferi, in ciò che non si conosce di sé stessi, affinché possiamo rimuovere tutto ciò che ci mantiene separati da noi stessi, da ciò che mi induce a identificarmi con qualcosa di me, o semplicemente in ciò che penso di essere. Quindi attraverso questa “magia interiore” lo Scorpione lascia andare e si dà la possibilità di tornare all’autocoscienza e alla riconnessione con l’Uno.
Lo Scorpione necessita fortemente di superare gli attaccamenti materiali, le convinzioni, i schemi mentali, le proprie dinamiche interiori, le proprie ideologie, cioè tutto ciò in cui la coscienza si identifica costantemente lungo il suo cammino esperienziale, e così deve rimuovere tutte queste identificazioni. Tutto questo di sicuro non è una passeggiata, ed è per questo che lo Scorpione se da un lato è un segno affascinante, proprio per questo suo potere è anche un segno difficile da vivere, un segno duro, perché semplicemente guardarsi dentro è una delle cose più complicate, dolorose e difficili da affrontare: perché lo Scorpione è obbligato a riconoscere in sé stesso, ciò che non aveva ancora intercettato, riconosciuto e visto dentro di sé; e pezzo dopo pezzo distruggere queste parti, distanziandosi sempre di più da ciò che si pensa di essere diventati
Per questo motivo lo Scorpione deve stare nel flusso della vita, e la vita è cambiamento: facendo i conti con la resistenza al cambiamento, che inevitabilmente si mostrerà, con cui dovrà confrontarsi e dovrà vincere questa resistenza; perché se la vince questa battaglia, l’Anima potrà tornare allo Spirito, dis-identificandosi col pensiero che si ha di sé stessi; si torna ad abbracciare lo Spirito.
Ma se la battaglia viene persa e ciò non accade, lo Scorpione perde un’occasione importante, non l’ultima sia ben chiaro, dovrà solo rimandare questo appuntamento con l’Unione, con la reintegrazione nello Spirito, che avverrà più avanti, dopo altre esperienze, dopo altre difficoltà, dopo altre sofferenze.
Dicevamo che lo Scorpione è un segno affascinante. Quando si cresce verso un grado di evoluzione elevato, possiamo riconoscere nello Scorpione l’essere idealista, fedele, istintivo, determinato, perseverante, ma anche intelligente, perspicace, con grandi capacità di sopportare, dotato di fascino, di profondità, di magnetismo. Quando invece lo Scorpione resista al cambiamento e si attacca al pensiero di sé stesso, alla convinzione di essere già arrivato, di essere nel giusto, allora lo Scorpione scivola nella possessività, nella fissazione, nell’ossessione; può diventare violento, estremista, distruttivo, geloso, può diventare vendicativo, manipolatore, crudele. Ed è per questa grande divergenza, fra i lati positivi e negativi di questo tipo di energia, che lo Scorpione rappresenta, ci ricorda, un’altra caratteristica del nostro Zodiaco, ossia che man mano che si passa di segno in segno, di stazione in stazione, la divergenza tra i lati positivi e negativi appare sempre più marcata. Nello Scorpione comincia a diventare ,molto evidente.
Andiamo verso la conclusione del nostro episodio. Torniamo a parlare dello Scorpione e della sua necessità di vincere questa battaglia con se stesso, di per sé, e lo può fare solamente lasciando andare, aprendosi alla possibilità di trasformarsi, di dis-identificarsi, di andare oltre il pericolo di cristallizzarsi, di farsi prendere dall’illusione che si è già giunti a destinazione.
E vorrei con voi, ora, concludere questa breve trattazione di questo bellissimo segno con delle domande che potrebbero ispirarci a riconoscere quanto lo Scorpione fa parte del nostro percorso, quanto l’energia dello Scorpione è presente in noi. Semplicemente posso chiedermi: quanto mi concedo la possibilità di esplorare il mio inconscio per trasformarlo; quanto provo a superare gli attaccamenti materiali e soprattutto le convinzioni, gli schemi, le ideologie con cui costantemente mi identifico; quanto mi permetto di prendere distanze da ciò che penso di essere e di aprirmi a una visione di me più ampia ed aggiornata; quanto mi permetto di lasciare andare e di smuovermi dalla posizione in cui mi trovo?
Ed è proprio il lasciare andare, il trasformarsi, il morire e rinascere che ci ricorda quanto attraverso quest’atteggiamento, quest’attitudine l’Anima si scrolla di dosso tutte quelle parti irrisolte che le impediscono di ritrovare la propria identità: quell’identità con lo Spirito da cui proviene, che l’Anima costantemente ricerca nel suo percorso evolutivo.