Dagli insegnamenti del Buddha
Non lasciare che la mente sia turbata da oggetti esterni né che si perda dietro le proprie idee. Sii libero da ogni attaccamento e da ogni timore. Questa è la via per superare la miseria del nascere e del morire.
Da “Yoga Sutra” di Patanjali
La conoscenza delle vite passate e future si rivela quando la persona è libera dall’avidità di possedere”. (2.39)
Da “Supercoscienza” di Swami Kriyananda
Aparigraha è “non accettazione, è ascoltare i divini suoni interiori; significa sapere in modo assoluto che questi suoni rappresentano la nostra sola realtà. Accettare che qualcosa possa appartenerci, siano pure i nostri talenti o i tratti della nostra personalità, può soltanto ostruire la conoscenza più profonda del Sè.
Da “Raja Yoga” di Swami Kriyananda
Aparigraha è “non avidità”; significa non essere attaccati neppure a ciò che è già nostro. Se praticata alla perfezione, essa conduce al non essere attaccati neppure al proprio corpo, superando la cecità delle identificazioni temporanee e ricordare le passate identificazioni con altri corpi, luoghi, eventi.
Lo Yogi dovrebbe ricordare che tutto è Dio, e l’avidità o attaccamento limita la mente ad un corpo e oscura la verità che l’anima, nella sua essenza, è infinita ed eterna.
Da “l’albero dello Yoga” di B. K. S. Iyengar
Aparigraha è libertà dal desiderio di accumulare, assenza di sete di possesso al di là delle proprie necessità.
Da “Patanjali rivelato” di Swami Kriyananda
Cerca di sentire che tutto ciò che possiedi ti è dato solamente in prestito da Dio. Non è veramente tuo.
Da “il cuore dello Yoga” di T.K.V. Desikachar
L’ultimo yama si chiama aparigraha, termine che significa “non toccare” o “non afferrare l’occasione”. Parigraha vuol dire “prendere afferrare” .Aparigraha significa quindi prendere solo ciò che è necessario e non sfruttare a nostro vantaggio le situazioni.
Commento
Se partiamo dalla considerazione che materia e spirito sono agli antipodi, risulta chiaro come più siamo identificati con le forme e con ciò che possediamo, meno abbiamo la possibilità di percepire come lo Spirito sia la nostra reale natura. Se consideriamo poi che tutto è Coscienza, tutto è Dio, perdiamo l’occasione di sentirci “già” immersi nello Spirito, di viverci in ogni istante come un’unica Realtà.